Cartografia della memoria

di Micol Biondo, Gabriella Ferrua, Natalia García Fernández, Sergio Sanna (partecipanti iscritti)

I paesaggi ordinari dell’identità

Come punto di partenza del nostro studio consideriamo l’indivisibilità della Valle del Belìce nella relazione città-campagna. Già da una prima passeggiata si può capire che l’osservazione del suo paesaggio agricolo, un paesaggio comune, diventa più interessante per la nostra ricerca che la singolarità dell’osservazione della rovina in sé.

Non vogliamo guardare le rovine ma dalla rovina verso il suo confine. Guardare l’intorno che le avvolge, ciò che hanno guardato e quotidianamente continuano a guardare i suoi abitanti, ricordando. Questo il primo punto di partenza della nostra indagine.

Un territorio come questo, un paesaggio agricolo, ha la sua identità nella pratica ordinaria del lavoro, della sua economia. Il paesaggio produttivo e il suo patrimonio, la sua memoria atemporale, non dimenticata.

L’identificazione e il riconoscimento di questo territorio come proprio, sono sentimenti che esistevano nella valle anche prima del terremoto del 1968.

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Audiografia del Trauma

di Marco Lampugnani (partecipante iscritto)

spettro

cartografia > audiografia

Audiografia del trauma intende vagliare le possibilità del suono come medium per indagare il territorio del Belíce 40 anni dopo il terremoto. Oggigiorno la dimensione sonora dello spazio é fortemente minoritaria rispetto al predominio di quella visiva. L’obiettivo a monte dell’audiografia é dunque: cosa è capace di raccontare il suono che la vista non fa? Cosa é capace di raccontarci una lettura del suono del  Belíce?

Una considerazione evolutiva: mentre originariamente il nostro apparato di ricezione acustica era preposto soprattutto alla percezione della direzione da cui proveniva un suono (un predatore, un pericolo – l’ascolto direzionale) si é sempre più specializzato verso l’identificazione della fonte di un suono (un ascolto in certo qual modo più “visivo”). Con questa audiografia del trauma si vuole porre l’attenzione sulla dimensione morfologica del suono, quella cioé in grado di restituire informazioni spaziali circa le fonti. E a partire da questa metodologia desumere qualitá e processi in atto nei singoli luoghi, mettendoli a sistema tra di loro nel territorio del Belìce.

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“Topografia del trauma, Geografia del locus”

di Francesc Muñoz, geografo e professore di geografia urbana, Universitat Autonoma de Barcelona

Il tipo di approccio che la geografia propone intorno al tema sui cui si costruisce il workshop, la ‘topografia
del trauma’, si struttura su tre linee principali di argomento:

  1. La geografia come cartografia
  2. La geografia come toponomastica
  3. La geografia come territorio

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