Contadina della Storia. Giornale di scavo mentale

di Elena Rocchi (partecipante iscritta)

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La Natura del Trauma

di Gaia Civiletti (partecipante iscritta)

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Il racconto fotografico proposto vuole scrivere il luogo della Natura del Trauma a 41 anni dal Momento Zero quando ormai la Natura della Valle del Belìce si è trasformata: da un lato, la Natura si è ricomposta secondo la sua forza e le sue leggi intrinseche ricreando il Terzo Paesaggio (teorizzato dal “Giardiniere – Agronomo” Gilles Clément) abbandonando i margini e riappropriandosi degli spazi delle rovine; dall’altro, la Natura è stata pianificata dalla mano dell’Uomo che, dimentico del fertile giardino fruttuoso tipico del mediterraneo, la disegna a margine degli spazi urbani spesso delineando Non-Luoghi (teorizzati dall’Etnologo Antropologo Marc Augé).

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Gibellina classe 1968/69

di Andrea Botto (partecipante invitato)

C’è chi ha parlato dell’artista paragonandolo ad un sismografo, perchè in prima linea a cogliere ogni minimo cambiamento che accade intorno a lui.
Ho pensato molto a questa definizione nei giorni che ho trascorso nella valle del Belice in Sicilia, sconvolta da un terremoto nella notte tra il 14 e 15 gennaio 1968, che portò morte e distruzione in buona parte dei centri abitati.

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La farfalla e l’elefante

di Anna Tatulli e Francesca Tambussi (partecipanti iscritte)

Vita quotidiana e mappe, posti, attività informali a Gibellina. Indagine preliminare.

Gibellina, mappa Lynch

Gibellina, mappa Lynch

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Tra Scorie e Terzo Paesaggio

di Cristian Guizzo (partecipante iscritto)

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Il progetto fotografico realizzato all’interno del workshop indaga la natura del trauma privilegiando alcuni aspetti particolarmente significativi nel territorio oggetto di indagine, ovvero la presenza di Scorie e di Terzo Paesaggio.
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Fotografia, storia, tempo_alcuni esempi

di Andrea Botto

Il confronto con la Storia è sempre molto difficile, soprattutto se fatto attraverso il medium fotografico, che più di ogni altro deve la sua esistenza ad una totale adesione alla realtà. La fotografia vive di un “hinc et nunc” incontestabile. Quando guardo un’immagine sono certo che ciò che sto osservando è accaduto davanti all’autore in un preciso momento e luogo. Essa è quindi un’impronta fedele della realtà, ma è anche qualcos’altro, perché allude a qualcosa che va oltre il soggetto.
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Topo/Foto -grafia del Trauma

di Laura Cantarella

Il workshop propone un esercizio fotografico d’indagine e rappresentazione del territorio del Belice, luogo del terremoto e della ricostruzione. La fotografia si muove in un terreno comune a geografia ed analisi architettonica: un ambito consueto per la disciplina che, dal giorno della sua invenzione sino ad ora, si propone come sguardo sullo spazio antropizzato e costruito, incaricata di indagarne le superfici nella loro realtà temporale e pellicolare.
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