Audiografia del Trauma

di Marco Lampugnani (partecipante iscritto)

spettro

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Audiografia del trauma intende vagliare le possibilità del suono come medium per indagare il territorio del Belíce 40 anni dopo il terremoto. Oggigiorno la dimensione sonora dello spazio é fortemente minoritaria rispetto al predominio di quella visiva. L’obiettivo a monte dell’audiografia é dunque: cosa è capace di raccontare il suono che la vista non fa? Cosa é capace di raccontarci una lettura del suono del  Belíce?

Una considerazione evolutiva: mentre originariamente il nostro apparato di ricezione acustica era preposto soprattutto alla percezione della direzione da cui proveniva un suono (un predatore, un pericolo – l’ascolto direzionale) si é sempre più specializzato verso l’identificazione della fonte di un suono (un ascolto in certo qual modo più “visivo”). Con questa audiografia del trauma si vuole porre l’attenzione sulla dimensione morfologica del suono, quella cioé in grado di restituire informazioni spaziali circa le fonti. E a partire da questa metodologia desumere qualitá e processi in atto nei singoli luoghi, mettendoli a sistema tra di loro nel territorio del Belìce.

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Contadina della Storia. Giornale di scavo mentale

di Elena Rocchi (partecipante iscritta)

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